SPESA SOCIALE DEI COMUNI
(dati 2018)

Osservando i dati delle rilevazioni dell’Istituto nazionale di statistica, che ogni anno pubblica l’indagine sugli interventi e i servizi sociali dei Comuni singoli o associati, emerge che nel 2018 la spesa dei Comuni italiani per i servizi sociali è stata pari a 7 miliardi e 472 milioni di euro. Tale ammontare corrisponde alle spese impegnate nel 2018 per l’erogazione dei servizi sociali, a valere su risorse proprie dei Comuni e su fonti di finanziamento europee, nazionali e regionali, al netto della compartecipazione degli utenti (ossia le rette pagate dai beneficiari quale corrispettivo del servizio fruito) e del Servizio Sanitario Nazionale (ossia il valore delle entrate provenienti dal SSN per i servizi socio-sanitari erogati).

Dall’analisi della serie storica 2003-2018 si evince che nell’ultimo anno a disposizione si è raggiunto il punto di massimo assoluto della spesa. Il suo ammontare ha avuto un andamento crescente nei primi otto anni della serie (il tasso di crescita medio si è attestato intorno al 5%), si è poi stabilizzato poco al di sotto dei 7 miliardi nel quinquennio 2011-2015 (a causa soprattutto della crisi economica che ha comportato dei tagli ai fondi statali e una riduzione delle risorse comunali dovuta all’imposizione dei vincoli di spesa del Patto di Stabilità Interno), per poi riprendere a crescere nell’ultimo triennio: l’incremento del 2018 rispetto al 2017 è stato pari al 3,1%, quello rispetto al 2003 sfiora il 44%.

Come anticipato, la spesa analizzata in precedenza è al netto della compartecipazione del Servizio Sanitario Nazionale (la cui quota si attesta a 1 miliardo e 178 milioni) e degli esborsi in denaro effettuati direttamente dagli utenti finali (la cui quota raggiunge un valore di 843 milioni di euro). Comprendendo anche queste due componenti, l’ammontare complessivo della spesa effettivamente sostenuta in Italia nel 2018 si attesta a circa 9 miliardi e 500 milioni. In termini relativi, il 78,7% della spesa è sostenuta dai Comuni, il 12,4% dal SSN e il restante 8,9% direttamente dagli utenti.

Per quanto riguarda le fonti di finanziamento delle spese sostenute direttamente dai Comuni, la maggior parte delle risorse proviene direttamente dalle casse dei Comuni (57,1%) e delle associazioni di Comuni (2,5%), Fra le altre fonti di finanziamento, la più rilevante è data dai fondi regionali vincolati per le politiche sociali (fondi provinciali nel caso di Province Autonome), che coprono il 18,1% della spesa. Oltre i ¾ della spesa per gli interventi e i servizi socio-assistenziali viene pertanto finanziata o a livello regionale o subregionale. Per quanto concerne invece le restanti voci di finanziamento, il fondo indistinto per le politiche sociali fornisce la copertura all’8,9% delle risorse impiegate, i fondi vincolati statali o dell’Unione europea coprono un ulteriore 9%, seguono con una quota minoritaria i trasferimenti da altri Enti pubblici (3,1%) e dal settore privato.

Nel periodo in esame (2009-2018), il finanziamento della spesa sociale con risorse proprie dei Comuni e degli Enti associativi ha fatto registrare un andamento altalenante leggermente decrescente: si passa dal 64,7% del 2009 al 59,6% del 2018. I Fondi regionali vincolati e le altre fonti di finanziamento hanno un andamento pressoché costante. Mentre le altre due voci di finanziamento fanno registrare un trend opposto: il Fondo indistinto si contrae passando dal 14,6% all’8,9%, mentre i Fondi vincolati per le politiche sociali dallo Stato e dalla UE passano dal 2,3% al 9,0%. Riguardo al Fondo indistinto per le politiche sociali (FNPS), va tuttavia precisato che dal 2001 al 2009 nello stanziamento del Fondo erano ricomprese le risorse destinate all’INPS a copertura dei cosiddetti “diritti soggettivi” (quali assegni di maternità di base, assegni ai nuclei familiari numerosi, agevolazioni a genitori di persone con handicap grave, indennità a favore dei lavoratori affetti da talassemia major); inoltre, fino al 2007, erano ricomprese le risorse destinate ai 15 Comuni “riservatari” ai sensi della Legge 285/1997 (infanzia e adolescenza).

A livello territoriale, la quota finanziata con le risorse proprie dei Comuni e delle Associazioni di Comuni è più alta al Nord (70% nel Nord-ovest, 60% nel Nord-est) e al Centro (62%). Nel Mezzogiorno tale quota si riduce piuttosto nettamente (51% al Sud e 31% nelle Isole) e aumenta, di converso, il peso dei fondi regionali, statali o dell’Unione europea.

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